SaMoTer 2026 è stata, tra le altre cose, un buon osservatorio. La lunga esperienza nel settore ci ha dato un insegnamento: quando sei a una fiera guarda cosa si muove, dove sta andando il mercato, quali problemi stanno cercando di risolvere gli altri.
A Verona quest’anno le direzioni erano abbastanza chiare. Ve ne raccontiamo due.
Macchine più grandi, cantieri più sicuri
La prima tendenza è quella dei macchinari per la posa di palancole e blindaggi: si va verso sistemi sempre più imponenti, dai 15 fino alle 100 tonnellate, capaci di spingere nel terreno i blindaggi autoaffondanti in modo più rapido ed efficiente.
La logica che guida questo sviluppo è semplice: meno persone nel punto di scavo, meno rischio, meno tempo, meno costi. Un cantiere più veloce produce meno disagi al traffico, meno inquinamento, meno impatto sulla vita delle persone che abitano intorno. E per la collettività significa poter realizzare più opere pubbliche a parità di risorse.
A questo si affianca un’evoluzione complementare: i sistemi che consentono a un singolo operatore di movimentare i pannelli direttamente dall’escavatore, tramite ganci di sicurezza che escludono il rischio di distacco accidentale. Un solo addetto, nessun rischio di caduta del pannello, operazione più rapida. Efficienza e sicurezza che qui vanno nella stessa direzione.
Sul fronte dei materiali, abbiamo registrato a SAMOTER un interesse crescente per i pannelli in alluminio. Reggono forze inferiori rispetto a quelli in acciaio, ma la loro leggerezza è il valore aggiunto in tutti quei contesti dove non è necessario scendere in profondità: possono essere montati e spostati anche da una sola persona, senza macchinari, rendendo il cantiere più rapido e meno costoso. Uno strumento calibrato sul problema, senza eccessi.
La digitalizzazione del cantiere
La seconda direzione è quella che trasforma non i materiali, ma i processi.
La digitalizzazione nel mondo degli scavi avviene su più livelli. C’è quella che precede il cantiere: la gestione degli ordini, la tracciabilità delle merci, il magazzino. C’è quella che accompagna il cantiere mentre si svolge: il monitoraggio, i sistemi di controllo elettronico, le telecamere di sicurezza. E c’è quella che ridefinisce il ruolo dell’operatore.
Lo stand Caterpillar ha reso tutto questo molto concreto: una ruspa comandata in tempo reale da Verona mentre scavava a Malaga, da una postazione che ricordava un simulatore di volo. Non era un prototipo da fiera. Sono sistemi già in uso in scenari pericolosi come demolizioni, e ambienti estremi, dove mettere un operatore fisicamente sul mezzo è rischioso. In Italia li vediamo ancora poco, ma sapere che in molte parti del mondo questa è già la normalità dice qualcosa su dove stiamo andando.
Chiacchierando con un collega in fiera, ragionavamo su un’ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza: l’automazione della posa delle palancole. Un processo considerato di nicchia rispetto all’uso dei blindaggi tradizionali con i pannelli autoaffondanti. Ma i nuovi sistemi lo stanno rendendo sufficientemente semplice e ripetibile da renderlo presto automatizzabile.
Il nostro contributo: Rent Control Platform
In questo contesto si inserisce il progetto che ci ha valso il Premio per l’Innovazione a SaMoTer 2026: Rent Control Platform, il gestionale che abbiamo sviluppato internamente negli ultimi anni insieme a un team di programmatori con cui collaboriamo.
Il problema che vogliamo risolvere è uno che conosciamo bene dall’interno: nel mondo dei cantieri e del noleggio di attrezzatura, le merci si muovono su trasporti eccezionali, i cantieri aprono e chiudono, i materiali girano continuamente tra magazzino, spedizione e restituzione. E tutto questo, nella maggior parte dei casi, viene ancora gestito su carta: un numero su un blocco note, una crocetta su un registro o su giganteschi fogli Excel, che sono tutto tranne che pratici.
Gli ERP generalisti esistono, ma hanno un limite strutturale: sono pensati per tutti, quindi non sono pensati per nessuno in particolare. Customizzarli costa, e anche quando si riesce, mancano le funzionalità che solo chi conosce davvero il settore sa di aver bisogno.
Rent Control Platform nasce invece dalla nostra esperienza, dai quarantacinque anni di operatività messi a sistema con la competenza tecnica del gruppo di sviluppo.
Il risultato è uno strumento che digitalizza i processi specifici di questo settore: ottimizzazione delle spedizioni, gestione del magazzino, tracciabilità dei movimenti, dati utili a capire dove si spende, dove si guadagna, dove si può migliorare. Un primo passo concreto verso quella che, con l’integrazione dell’intelligenza artificiale che stiamo già pianificando, diventerà vera data intelligence di settore.
Rendere visibile l’invisibile
C’è un ultimo tema che ci sta a cuore, e che lega la digitalizzazione a qualcosa di più ampio.
Il nostro settore è praticamente invisibile agli occhi delle persone. Le palancole e i blindaggi finiscono sottoterra, le recinzioni celano la vista, il cantiere passa, la strada riapre. Chi abita intorno si accorge del disagio durante i lavori, ma raramente sa cosa sta succedendo nello scavo. Una delle domande che ci sentiamo fare più spesso, quando spieghiamo di cosa ci occupiamo, è: “Ma cosa c’è sotto terra?”
C’è curiosità, genuina. E noi pensiamo che valga la pena rispondere non solo per fare comunicazione, ma perché raccontare come funziona questo lavoro significa anche far capire come sono fatte le infrastrutture su cui camminiamo ogni giorno, che diamo per scontate quando laviamo la lattuga o usiamo internet, e che invece sono il risultato di processi complessi, tecnologie precise, persone competenti.
Per questo, parallelamente agli sviluppi tecnici, stiamo investendo nella divulgazione digitale: social, blog, contenuti che rendano accessibile un settore che di solito parla solo a chi già lo conosce. Come quello che stiamo facendo in questo articolo, in pratica.
Il cantiere del futuro sarà più automatizzato, più tracciato, più sicuro. E noi vogliamo essere parte attiva di questa trasformazione, con gli strumenti giusti, e con le parole giuste per raccontarla.
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